• Release Date Mar 10 2009
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A. Michele Francesconi continua la propria avventura alla ricerca di voci che possano in qualche modo esaudire il suo desiderio di un jazz melodico e cantabile. Twice è il primo lavoro in cui il suo piano si incontra con una voce maschile, e bisogna subito dire che l’accoppiata è vincente. Accompagnato anche dal fidato Paolo Ghetti, oltre che da Alessandro Paternesi, Francesconi supporta la voce personalissima e ineccepibile di Massimiliano Coclite, vero protagonista di questo lavoro.
Il disco si apre con una funambolica versione di MY ROMANCE, dove una voce a volte scat che non nasconde un certo debito nei confronti di Bobby McFerrin e Kurt Elling si dispiega su un potente accompagnamento costruito dai tre compagni di viaggio di Coclite, che supportano il solista con precisione e convinzione.
Raffinato l’omaggio a Umberto Bindi (con ARRIVEDERCI), in un brano dove le particolarità vocali di Coclite rappresentano uno dei punti forti dell’interpretazione, così come pure in EU SEI QUE VOU TE AMAR di Jobim: entrambi i brani sono forse i punti più riusciti dell’album.
Twice è, in definitiva, un’ottima prova non solo per Michele Francesconi, che mostra come la ricerca di una vocalità intrinseca alle melodie del jazz si possa rivelare fruttuosa, ma anche e soprattutto per Massimiliano Coclite, che mette a segno un passo importante verso la maturità di una delle poche voci maschili nel panorama della musica improvvisata nella nostra penisola.B. Le voci maschili, in un panorama caratterizzato da giovanissime cantanti, non sono molte. In Italia poi, sono l’eccezione. Ecco quindi la bella sorpresa costituita da Massimiliano Coclite, un interprete molto duttile, dalla voce pulita, che ricerca nelle canzoni atmosfere suadenti. Più Chet Baker, ma senza la fragilità emotiva che lo caratterizzava, che non Kevin Mahogany o Kurt Elling.
Insieme a Michele Francesconi, abile accompagnatore di cantanti, Coclite costruisce un disco basato sugli standards con l’aggiunta di un classico di Antonio Carlos Jobim cantato in portoghese e “Arrivederci” di Umberto Bindi.
Il trio ed il cantante offrono un professionismo immacolato per un mainstream dalle superfici levigate, atmosfere da night club di una tradizione americana, in cui nelle notti fumose il gruppo e gli standards fanno da colonna sonora all’intrecciarsi di storie umane.
Per tutto il disco scorre una forza sotterranea che lo tiene a distanza di guarda da un facile easy listening, così che i brani interpretati da questo gruppo acquistano una propria dimensione, un’individualità che merita un ascolto attento.