• Release Date Sep 29 2018

Le storie degli artisti vengono trasmesse nei secoli attraverso gli occhi di altri artisti. Così Camille Claudel mi è stata presentata tre anni fa, dalla visione appassionata di un artista della voce e del gesto come Umberto Fabi. La sua immagine mi è cresciuta dentro fino a diventare una presenza quotidiana e cara. Ma, d’altronde, come non innamo- rarsi di questa donna forte e fragile, di questo sguardo fiero e doloroso che proietta nel tempo tutta la sua dolce inquietudine a testa alta? Camille Claudel fu scultrice nella gloriosa Parigi di fine 800. Fu allieva del più grande scultore francese, Auguste Rodin. I due prima ancora di incontrarsi, erano legati dallo stesso approccio alla materia e all’idea. Camille divenne assistente di Rodin, modellava per lui parti del corpo umano, mani e piedi soprattutto, e metteva a disposizione dello sguardo del maestro il suo corpo, posando come modella. Fu naturale per loro innamorarsi. Un amore tra artisti, tra simili, tra due anime che avevano l’oro tra le mani. In quelle di Camille l’oro divenne presto sogno infranto, solitudine, povertà, delusione, persecuzione, pazzia. Camille Claudel fu interdetta, per iniziativa dello stesso amatissimo fra- tello Paul, nel manicomio di Ville-Evrard, nel 1913. Il mio racconto si chiude qui.

Alessia Martegiani