• Release Date Sep 21 2005
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All that Wonder è, come il titolo stesso mette in evidenza, un tributo a Stevie Wonder, un tributo che Massimiliano Coclite conduce, ponendo l’accento sulla melodia dei temi e delle canzoni del grande soul-singer americano.
La canzone è l’obiettivo principale per il pianista-cantante: le variazioni, gli interventi operati in sede di arrangiamento sono rivolti al tempo, al ritmo nella maggior parte dei casi, nell’intento di rendere più morbidi brani come, ad esempio, I just called to say I love you: interventi che muovono alla ricerca della dolcezza che è insita nella scrittura del cantante americano per farla emergere con più risalto, rispetto all’arrangiamento originale, condotto, nel brano che è stata la main song del film “La Donna in Rosso”, secondo il gusto tipico degli anni ’80. La voglia di interpetare la musica di Stevie Wonder, mettendo in risalto la melodia e lo spirito delle canzoni, pomnendo l’accento sullo swing, è quella che scorre nelle undici tracce del disco. Da questa linea direttrice, All That Wonder si distacca solamente nell’esplosione modale della parte centrale di Pastime Paradise, perdendo il contatto con lo spirito che guida, con gusto, il resto del lavoro. Prova ne è il ritorno alla melodia del brano successivo, Tilly, uno dei due originali composti da Coclite, come approdo sicuro per l’ascoltatore e terreno migliore per le espressioni musicali degli interpreti.
L’intuizione più importante del lavoro è quella di modulare la formazione a seconda delle diverse canzoni. Ne emerge un discorso orchestrale dalla visione ampia, che riesce a mettere in evidenza la natura di ogni brano, che riesce a dare corpo e varietà all’intero disco. Dalla versione di Isn’t she lovely, eseguita a cappella con il solo sostegno del sax soprano, all’organico orchestrale completo di Superstitious e Pastime Paradise, allascarna ed efficace interpretazione di Lately, affidata solamente alla voce e alla chitarra, alla chiusura che Massimiliano Coclite si ritaglia con Whereabouts, eseguita da voce e pianoforte, ai diversi aspetti che la formazione prende nel proporre i brani, alle sottolineature dei passaggi operati dalla sezione fiati.
Il disco è perciò una compatta ricerca della melodia: lavoro che vede impegnati una sezione ritmica di spessore e qualità, quella composta da Luca Bulgarelli e Marcello Di Leonardo, abile nel suscitare e nell’accompagnare con delicatezza e lirismo; il soprano di Fabrizio Mandolini, suadente e delicato in Overjoyed; il tenore di Gianluca Caporale a suo agio con l’approccio energico di Superstitious; la tromba di Fabrizio Bosso, impetuoso in Superstitious, e dolce e lirico in You are the sunshine of my life e Send one your love, e, in ogni frangente, abile ad infondere una visione più nervosa in una situazione melodica e delicata.
La voce principale è, ovviamente, quella di Massimiliano Coclite. Voce e pianoforte che affrontano un repertorio vasto e importante con naturale inclinazione: la voce di Massimiliano Coclite, naturalmente disposta su un registro alto, si muove senza cedimenti e si estende con naturale sicurezza in tutto il corso del disco. Il pianista-cantante interpreta, senza timore, le suggestioni, soprattutto melodiche, ma anche quelle ritmiche, dei brani scelti per il tributo. Affronta con gusto il cantato, le improvvisazioni con lo scat, la voce sovrasta, con potenza e ottime intuizioni, il finale orchestrale di You are the sunshine of my life e diventa lirica e delicata quando viene impegnata sul versante melodico. Il pianoforte registra con accurata oculatezza l’accompagnamento e sviluppa con buona proprietà assolo e improvvisazioni.
Massimiliano Coclite aggiunge alla lista dei brani scelti dal repertorio di Stevie Wonder due brani composti con una buona filologia soul, due canzoni che derivano, nella scelta degli arrangiamenti, nella disposizione di tempi e suoni, dal lavoro operato sul materiale che costituisce il resto del disco e che mettono in risalto la partecipazione accorata alla matrice del progetto. Una prosecuzione del lavoro di interpretazione, se vogliamo, una possibilità in più per mettere in evidenza la propria visione del materiale originale: brani che rispettano le atmosfere del nume tutelare del disco e che apportano, con immediatezza, la cifra stilistica dell’interprete.